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Gli ultimi messaggi del Forum

Tess e la settimana più folle della mia vita - Anna Woltz

Libro molto, molto bello. Consigliatissimo per le scuole medie.
Eccone alcuni ingredienti.
Due ragazzini, Tess e Samuel, di 10 e 11 anni resi in modo autentico e vero anche nelle loro stranezze e bizzarrie. Un papà che Tess non ha mai incontrato ma che ora, per la prima volta, ha la possibiltà di conoscere attraverso un folle piano. Un'amicizia grande che scoppia subito e si consolida man mano che la lettura procede superando le situazioni complicate, le paure, le incertezze.
Seguirò con attenzione la casa editrice che l'ha pubblicato, Beisler editore, che offre anche la possibilità di ascoltare il romanzo nella versione audio.

Feste in lacrime - Prabda Yonn

Ho apprezzato questa raccolta per l’originalità oppure per la prosa, l’ironia, la tenerezza o la malinconia. Ogni racconto è a suo modo una sorpresa.

Dimenticare Tiananmen / Davide Reviati

Un viaggio a Pechino è il pretesto per “non ricordare” la strage di piazza Tiananman avvenuta nel 1989. I disegni, le storie del ricordo in negazione rendono più forte il messaggio. Il volume è corredato da un’ utile prefazione e da una breve storia degli eventi in ordine cronologico.
Consigliato.

1Q84 / Murakami Haruki ; traduzione dal giapponese di Giorgio Amitrano

Come se fosse un evento quotidiano, la storia racconta di un poco credibile "tempo/mondo parallelo", con eccessiva abbondanza di particolari (c'è una descrizione di due pagine del contenuto di un frigorifero, giusto per dirne una) e spesso con ripetizioni noiose (ad esempio l'amante di Tengo che gli accarezza i testicoli).
In conclusione, molto sopravvalutato. Molto.
Ovviamente il mio è un parere.

Myra sa tutto - Luigi Ballerini

In una società perfettamente informatizzata e (quasi) totalmente omologata, una colossale intelligenza artificiale regola tutto: MYRA (così si chiama) controlla il lavoro e il tempo libero di ogni individuo, risolve ogni problema parlando tramite il “comunicatore” assegnato a ciascuno, condiziona le intelligenze e i cuori specialmente di chi si è già sottoposto ad un intervento di “impianto neuronale”. Non suscita nessuna meraviglia perciò il fatto che il diciassettenne Ale voglia incontrare Vera, la coetanea che l’infallibile Myra gli suggerisce essere la sua compagna ideale, per valutare liberamente se farne la sua ragazza. I due si piacciono, scattano alcune foto di circostanza che postano sul loro profilo “my life”, approfondiscono poi pian piano la loro conoscenza reciproca. Poco dopo Vera presenta ad Ale i suoi amici Pamela (Pam ) e Tommaso (Tom) e lo invita ad unirsi alla band che hanno formato, un complessino musicale affiatato che esegue le prove in uno scantinato.
Le sorprese iniziano quando Ale viene a sapere, proprio da Vera, che la band non è altro che la copertura di una attività ben più impegnativa, quella di una cellula del FRONTE costituitosi per contrastare il GOVERNO, che appare tuttavia ben assestato. Ad assicurare il pieno controllo di MYRA, infatti, ci sono una grande quantità di burocrati, che lavorano in un palazzone, al cui decimo ed ultimo piano stanno gli irraggiungibili vertici supremi, al nono un CAPITANO con il suo staff, all’ottavo un DIRETTORE con i suoi collaboratori, incaricati di stanare ogni minimo affare sospetto, cioè di individui che possano tramare qualche mossa contro il GOVERNO. L’attività del FRONTE, d’altra parte, si rivela sempre più intensa, specialmente quando Pam fa conoscere a Tom, a Vera e ad Ale alcuni amici, operativi in altre cellule, e li coinvolge in un raduno al quale partecipa il loro superiore Orwell, che – latore delle disposizioni del capo supremo King – dispone tutto per una insurrezione che sarebbe dovuta scoppiare in un giorno preciso…
In questo clima squisitamente politico i quattro giovani protagonisti del romanzo agiscono coinvolti in tutta la loro umanità: affiorano così problemi di affetti non corrisposti dalla ragazza che piace, conflitti tra generazioni (così tra Vera e suo padre), passioni letterarie davanti a libri proibiti, dato che il GOVERNO consente soltanto la lettura su comunicatore di opere opportunamente “corrette”. Il FRONTE scova invece dei volumi cartacei in edizione originale ed assegna ad ogni suo membro un libro da leggere e un nome di battaglia. È così che Ale si appassiona a Uomini e topi e diventa per gli amici del fronte John Steinbeck; viene poi a sapere che il nome di battaglia di Pam è Jean Austen e fa conoscenza con un compagno di un'altra cellula chiamato Hemingway. Il FRONTE prepara la sua ribellione con la massima cura, rigoroso nel principio che non si eserciterà alcuna violenza. Ci si affida invece a semplici fogli di carta (dopo che si sono scovati in un deposito abbandonato quaderni e fogli non scritti e una quantità di penne e matite) per comunicare con gli amici più intimi e per diffondere gli ideali del FRONTE.
Avrà buon esito l’insurrezione? Oppure MYRA, che sa tutto, e i fedelissimi servitori del GOVERNO riusciranno a sventarla?
(Gregorio Curto_23-04-2021)

Notte al Casablanca - Daniela Grandi

Testo scorrevole, senza buchi nella trama e con un intrigante crescendo. Ben caratterizzati i personaggi, ottima la scelta del simpatico tormentone verbale attribuito al brigadiere che si stampa nella testa e non esce più. Accurata l’ambientazione. Spiccano però le solite problematiche legate a un non ottimale uso della terza persona al passato. Tra le tante, risultano fastidiosi i troppi salti di punto di vista all’interno di una scena.
A parte le imprecisioni stilistiche, è un testo che rispecchia il basilare principio che una storia deve sembrare al lettore come se fosse vera e trascinarlo fino al termine della lettura.

Fragile è la notte - Angelo Petrella

Testo con un ottimo ritmo narrativo ideale per supportare una storia incalzante e on the road. La narrazione in terza persona al passato scade però più volte nei problemi legati a una non sempre corretta gestione stilistica: parti raccontate, inutili avverbi, improvvisi salti di punto di vista. Buona nel complesso la caratterizzazione dei personaggi.
Un testo che con la prima persona al presente avrebbe espresso al meglio tutto il suo potenziale.

La schiava bianca - Silvana Giacobini

Al termine di un misterioso prologo, per una trentina di pagine sembra di leggere una qualsiasi rivista di gossip, frutto di una dilettantesca gestione editoriale della terza persona al passato. L’infodump gossipparo ritorna più e più volte sotto forma di muro di testo, infarcito inoltre da una marea di: dialoghi piatti e lunghissimi spesso terminanti con i tre puntini, inutili avverbi, racconti di incubi, punti esclamativi, salti di punto di vista all’interno di una scena, intrusioni raccontate dell’autore. A qualificare il pessimo stile utilizzato basta, ad esempio, il seguente passaggio: Assorta nei suoi pensieri, non ebbe modo di accorgersi dell’uomo che l’aveva seguita fino a Mestre e poi di nuovo a Venezia, mescolandosi abilmente nella folla dei viaggiatori.
Stile narrativo antiquato e lontanissimo dai basilari principi narratologici.

Rose bianche sull'acqua - Erica Gibogini

La scarsa capacità di gestire la terza persona al passato, e l’ancor più scarso editing, fanno sì che il romanzo si apra con gli inevitabili prologo e incipit raccontati in modalità muro di testo. Refusi, inutili avverbi, spiegoni, ripetizioni, anticipazioni su ciò che accadrà, cliché narrativi infantili, punteggiatura errata. Grotteschi salti di punto di vista all’interno della stessa scena: per esempio, passare da un umano a un gabbiano. Situazioni difficili da immaginare, come salire a bordo di un traghetto con le dita della mano che sfiorano l’acqua. Decisamente scarso.

Buonvino e il caso del bambino scomparso - Walter Veltroni

Narrazione in terza persona al passato talmente mal gestita da generare un assurdo spiegone iniziale della lunghezza di ben 43 pagine. A pagina 38 c’è un brevissimo accenno alla storia che inizia solamente a pagina 61. Abbondano i salti di punto di vista, inutili avverbi, citazioni autoreferenziali. Dialoghi fiacchi, piatti, alcuni sono monologhi lunghi pagine intere senza che il personaggio abbia bisogno di tirare il fiato o di provare a utilizzare uno qualsiasi dei cinque sensi.
Buon vino non mente, non sempre i proverbi ci azzeccano! Giallino scadente e… irritante. Lo stesso identico testo, scritto da un signor Veltroni Walter qualsiasi, non avrebbe mai raggiunto la pubblicazione con una casa editrice di quel calibro.

L'editor - Massimiliano Governi

Una buona scrittura inficiata da scellerate decisioni editoriali. Il fatto che migliaia di anni fa l’uomo si sia dato un gran daffare per nominare sia le cose, sia sé stesso, non gode di buona considerazione da parte di chi ha curato quest’edizione. Si arriva alla fine senza sapere né il nome del protagonista, né quello della vittima e neppure delle persone che rientrano nell’indagine. Assurdità ben riassunta in questo passaggio: “ora ero nella via che prendeva il nome dall’autore del nostro inno nazionale”. Il fatto di non gradire nemmeno le basilari regole narratologiche, fa sì che risulti preferenziale andare raramente a capo generando grandi muri di testo. Lunghissime descrizioni che hanno il solo scopo di infastidire per la minuziosità e finire nel dimenticatoio appena girata pagina. Citazioni, pensieri, ricordi e sogni inseriti tra parentesi. Narrazione in prima persona al passato che scade più volte in intrusioni raccontate da parte dell’autore.
Se c’è stata l’intenzione di voler essere originali, aprire nuove frontiere narrative, il tentativo è più che fallito. Con l’auspicio, per i lettori di eventuali future opere, di non volerci riprovare.

Bei tempi per gente cattiva - Roberta De Falco

Scadente narrazione in terza persona al passato infarcita da una marea di inutili avverbi, continue intrusioni narrate dell’autore, salti di punto di vista all’interno della stessa scena, cliché narrativi, punti esclamativi a pioggia. Dialoghi banali e più di un paragrafo al limite del puerile. Capitoli epistolari. Il tutto, ovviamente, non genera la minima empatia con i protagonisti. Ai limiti dell’assurdo che un commissario, convalescente ma comunque in grado di muoversi, in una situazione del genere non s’impegni in prima persona, non vada mai in commissariato, se ne stia sempre a casa a tracannare litri di grappa e pensare: Amore mio, dove sei?
Testo utilissimo per rispondere alla sempre più frequente, e dolente, domanda: perché in Italia si legge così poco? Arrivando a fatica all’ultima pagina, il ricordo dell’entusiastica prefazione di Maurizio De Giovanni sa tanto di presa per i fondelli.