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La storia di Orfeo ed Euridice / raccontata da Mino Milani ; illustrazioni di Nella Bosnia
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Milani, Mino

La storia di Orfeo ed Euridice / raccontata da Mino Milani ; illustrazioni di Nella Bosnia

Trieste : Einaudi ragazzi, [1994]

Abstract: E' la storia dello struggente amore del cantore Orfeo per la sua sposa, la ninfa Euridice: quando lei morì per il morso di un serpente Orfeo scese nell'Ade per riprenderla. Con la soavità dei suoi canti Orfeo riuscì a ammansire il cane Cerbero e a persuadere il re e la regina degli inferi a restituirgli la sposa. Ma Orfeo mancò alla parola data e si voltò a ammirare Euridice prima di uscire dall'Ade e lei scomparve per sempre. Orfeo, tornato in patria, continuò a cantare l'amore per la sua donna e il proprio inconsolabile dolore, finché Zeus, commosso da tanta pena, gli concesse di morire e di riunirsi finalmente a Euridice. Età: da 12 anni.

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Le doti e il temperamento di Orfeo si manifestano chiaramente quando egli è ancora un ragazzo. In riva al mare, Orfeo osserva e ascolta incantato, come lui solo può vedere e udire: “il vento passava sull’acqua, la increspava, la sollevava in bianca spuma; l’acqua rispondeva ricadendo, crepitando, distendendosi. Erano due voci che cantavano insieme, e che narravano di tempeste e di bonacce, di navi e di marinai, di speranze e di avventure, vele gonfie di vento, remi che si immergevano e che si rialzavano grondanti”. Non di meno nei boschi “era ancora il vento a suscitare il suono; passava tra i rami e sui cespugli, in brezze leggere o in forti folate, e a esse musica e canto rispondevano.”
Poi appare ad Orfeo il delfico Apollo, che gli consegna la sua cetra divina: il giovane cantore ne è entusiasta al punto di non desiderare altro e scegliere per il suo avvenire il sole, la guerra e l’avventura (anziché la nebbia, la pace e la quiete), fino ad una morte che arriverà “come una fiammata”. Non esita perciò, quando ne ha l’opportunità, ad imbarcarsi con il valoroso Giasone e i suoi argonauti, impegnati a conquistare il vello d’oro nella lontana Colchide. L’impresa ha buon esito, né sarebbe riuscita senza l’apporto decisivo di Orfeo che, accompagnato dalla cetra, con il suo canto placa le guerre e consente l’attraversamento delle Simplegadi, le micidiali rocce dello stretto dell’Ellesponto, che schiacciavano le navi come le fauci di un leone.
Alle Simplegadi Orfeo incanta e salva anche una colomba, seguendo la quale giunge poi nella terra del re Erto, dove si innamora della principessa Euridice. Quando questa viene raggiunta dal morso fatale di una serpe Orfeo non ha più pace; non di meno osa ciò che una sola creatura, il semidio Ercole, ha tentato: raggiungere il Regno dei morti, per ritrovare e riportare in vita la sua amata. Orfeo supera mille ardue prove, avvalendosi all’occorrenza della sua “arma” insuperabile: la cetra del delfico Apollo, dalla quale sa sempre trarre melodie incantevoli. Giunge così al cospetto del dio Ades, re degli inferi, e incanta lui pure con la sua musica e il suo canto, fino a farsi concedere la possibilità di uscire dall’oltretomba con la sua Euridice tornata in vita: la fanciulla lo seguirà, ma Orfeo dovrà compiere il viaggio di ritorno, superando molte altre ardue prove, senza mai voltarsi a guardarla.
Le pagine che raccontano questo viaggio di ritorno dell’eroe-cantore sono colme di apprensione e di struggimento. Riuscirà Orfeo nella sua impresa o dovrà tornare tra i vivi senza Euridice, a consumare i suoi giorni nella tristezza e nell’angoscia? Le ultime pagine del libro riveleranno infine in che modo si sarà compiuto il destino del protagonista, scelto molti anni addietro al cospetto del delfico Apollo: una morte “come una fiammata”.
(Gregorio Curto – 2022-11-04)

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