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La storia di Dedalo e Icaro / Mino Milani
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Milani, Mino

La storia di Dedalo e Icaro / Mino Milani

Grassina (Firenze) : Le Monnier, 2001

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Il mito del labirinto di Cnosso è piacevolmente raccontato da Mino Milani nel volume La storia di Dedalo e Icaro, un libro che offre al lettore molte emozioni e preziosi insegnamenti. La vicenda si apre con un ancor giovane Dedalo, stimato ingegnere, architetto ed inventore, attivo ad Atene con il nipote e allievo Talo. Dall’ingegno di quest’ultimo vengono progettati e realizzati nuovi e preziosissimi strumenti di lavoro, quali la sega e il compasso. Accade poi un fattaccio, dal quale si sviluppa l’intricata vicenda: in un impeto di collerica invidia, lo zio spinge il nipote giù per un dirupo, uccidendolo. Pentito, non vuole tuttavia consegnarsi alla giustizia; fugge perciò via mare e viene salvato da alcuni pescatori, che lo fanno sbarcare nell’isola di Creta, dove regna il severo Minosse.
A questi Dedalo non può tenere a lungo nascosta la sua identità né le vicende che lo hanno indotto a fuggire da Atene. Fra il re e lo scienziato si stabilisce tuttavia un buon accordo, imperniato su un arduo compito affidato a Dedalo: costruire per ospitare il Minotauro (creatura umana con testa di toro, figlia di Minosse) una dimora a cielo aperto, che gli consenta di vedere il sole e le stelle, anziché le tetre mura di un sotterraneo. Nella vicenda di Dedalo si inserisce a questo punto l’eroica impresa dell’ateniese Teseo che uccide il Minotauro, causando però di fatto la condanna decretata da Minosse allo scienziato costruttore: sarà, con il figlio Icaro, rinchiuso nel labirinto, prigione a cielo aperto dalla quale è potuto uscire (ma con uno stratagemma rimasto segreto) il solo Teseo. Icaro è ancor più geniale di suo padre e di Talo: è sua infatti l’intuizione di un possibile volo degli uomini, simile a quello degli uccelli…
La storia di Dedalo e Icaro offre molti spunti di riflessione: la passione per la scienza, le meraviglie della natura, i rimorsi per le colpe e commesse e la funzione delle leggi; e ancora i rapporti affettivi, che si intrecciano tra padre e figlio, tra amici, tra innamorati (come tra Teseo e Arianna, figlia del re Minosse), sorprendentemente anche tra il Minotauro e il suo uccisore: “Immerso nel suo sangue, il Minotauro alzò gli occhi verso Teseo e questi, che stava per lanciare il suo grido di battaglia e per vibrare l’ultimo colpo, a quello sguardo rimase immobile. Poi adagio abbassò la spada. Restò a rispondere al muto messaggio che gli mandavano quei grandi, tondi occhi di bestia e di uomo insieme. Non c’era più crudeltà o minaccia, in essi, ma solo dolore e disperazione… C’era dell’altro. Che cosa? Teseo se lo chiese e con grande stupore lo scoprì: era gratitudine”. Prima di morire, il Minotauro “aveva cercato di esprimere gratitudine all’uomo che, uccidendolo senza odio, l’aveva finalmente sottratto alla vita orribile e feroce cui era stato destinato per la maledizione degli dei”. Stupende anche alcune descrizioni, come quella dello spettacolo visto dal giovane Icaro, quando si libra nel cielo: “Saliva, e sì, vedeva l’orizzonte allargarsi, farsi immenso; ed erano apparse bianche masse di nubi sospese sul mare e, sul lontano sfondo, una massa grigia e indistinta: era la terra, era una grande isola rocciosa. Nessuno mai aveva visto ciò che vedeva lui”.
(Gregorio Curto – 2022-10-17)

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