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Sotto le mura di Vienna: il romanzo di Giovanni Sobieski / Jan Dobraczynski
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DOBRACZYNSKI, Jan

Sotto le mura di Vienna: il romanzo di Giovanni Sobieski / Jan Dobraczynski

Brescia : Morcelliana, 1985

Abstract: Nelle pagine di Dobraczynski si dipanano intricate vicende, dense di passioni politiche, di orgogli e cupidigie di potere, nel teatro inquieto di una Polonia sempre vigile sui suoi mobili confini, tra Moscoviti, Cosacchi, Tartari, Lituani, Ungheresi. Superbi etmani, vescovi e primati dai costumi principeschi, custodi bensì della religione cristiana ma insieme profondamente implicati in trame e congiure, la patetica apparizione di un re senza vigore e senza conforto di stima da parte di incostanti elettori come Michele Wisniowiecki, formano lo sfondo dai colori violenti su cui si staglia la figura di colui che l'Europa intera acclamerà come suo salvatore alla liberazione di Vienna dall'assedio dei Turchi (1683).Il contrappunto alla tumultuosa peripezia pubblica è costituito dall'amore veemente e tormentato di Sobieski per colei ch'egli chiamava familiarmente Marysienka, l'affascinante e capricciosa francese Maria Casimira de la Grange d'Arquien; egli tuttavia, con una lotta assidua per superare le remore del sentimento privato, entra nell'alone fumante e corrusco dell'epopea divenendo eroe della cristianità, oltreché del suo paese, e sconfiggendo con gli eserciti polacco e imperiale l'immensa armata di Kara Mustafà, attendata ai piedi del Wienerwald: capolavoro di strategia e di spericolato ardimento.

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Le intricate vicende politiche e militari dell’Europa del diciassettesimo secolo, nelle quali è coinvolto Giovanni Sobieski, si intrecciano nel romanzo di Dobraczynski con la vita familiare dell’eroe polacco, al quale la cristianità deve la prestigiosa vittoria contro l’esercito turco, conquistata “sotto le mura di Vienna” l’11 e 12 settembre 1683.
Giovanni è un nobile polacco, combattente valoroso ed abile stratega, qualificato già dalle prime pagine del romanzo come etmano (cioè capo supremo dell’esercito del suo Paese), quando a regnare sulla nazione si trova Visniowicki, un monarca osteggiato da molti sudditi, che lo ritengono debole ed inadeguato alla carica che ricopre. A complicare il già intricato quadro politico della Polonia, dove fanno sentire la loro voce autorevole, tra gli altri, il Primate, il Vice-cancelliere ed altre autorità civili e religiose, si inseriscono le alleanze e le inimicizie tra le nazioni: l’Impero e la Francia, l’Elettore del Brandeburgo, la Lituania invasa dai Turchi. Ed è proprio davanti alla minaccia di questi ultimi, appoggiati dai Tartari, che Sobieski ottiene un primo clamoroso successo militare presso Chocin. Il successo procura all’etmano un grande favore, che la folla gli dimostra a Leopoli, in occasione delle esequie del re Visniowicki, da poco estinto.
Il romanzo prosegue narrando le vicende del protagonista divenuto re della Polonia, lasciando intendere che una parte rilevante nell’acquisizione di questo titolo sia da attribuire all’intraprendenza della moglie dell’etmano, la francese Marysienka, altro personaggio chiave dell’intreccio. Alternate alle vicende politiche e militari, Dobraczynski presenta infatti al lettore gli avvenimenti e i sentimenti della sfera affettiva e familiare di Sobieski. Marysienka è una donna ambiziosa ed esigente: ama l’eleganza e il lusso, desidera apparire e distinguersi nell’alta società; si rallegra dei successi del marito, ma esige nel contempo che il consorte si dedichi maggiormente alla famiglia, dimostrando di non inseguire soltanto il successo nei campi di battaglia. Dal matrimonio nascono più figli: dapprima delle femminucce, da piccole non in buona salute; poi Giacomo, che il padre porterà con sé nella campagna militare in difesa della città di Vienna, assediata dai Turchi. La salute della stessa Marysienca è a fasi alterne buona o precaria, dipendendo non poco dalle attenzioni che le dedica o non le dedica il marito, come si viene a sapere dalla fitta corrispondenza che si scambiano i coniugi durante le campagne militari che impegnano Sobieski.
Il culmine del successo è raggiunto dal re polacco quando egli si assume in prima persona l’impegno di raccogliere il consenso di numerosi stati cristiani nella lotta contro i turchi, che assediano la città di Vienna. L’iniziativa di aggregare più forze militari nazionali, auspicata e favorita anzitutto dal papa Innocenzo XI, ha buon esito; l’esercito raccolto è tuttavia molto meno numeroso di quello turco, che da parecchie settimane assedia Vienna . Suscitano perciò grande emozione e trepidazione le pagine che narrano della inaspettata strategia di Sobieski (attraversare i boschi di una impervia altura) per attaccare il nemico all’improvviso su tutta l’estensione della pianura; mentre nell’accampamento turco il comandante Kara Mustafà vive ore sempre più drammatiche, che lo porteranno ad uccidere con una freccia la sua compagna (la bella Lelila) a lasciare il comando a Sari Hussejn, a fuggire portando con sé “la bandiera del Profeta”. L’accampamento turco è presto saccheggiato dalla cavalleria dell’esercito comandato da Sobieski, i nemici si danno alla fuga, la città di Vienna è liberata dell’assedio turco. Tutto questo avviene in poche ore, tra il pomeriggio dell’11 e le prime ore del giorno 12 di un settembre freddo e umido. All’invasione dell’accampamento turco partecipano baldanzosi anche i cavalieri pesanti della Baviera al grido Gott mit uns. “Quindi passarono di corsa reggimenti su reggimenti: polacchi, bavaresi, sassoni, imperiali. L’immensa massa della cavalleria, quasi un largo blocco di lava, spezzò in un sol colpo le linee nemiche e, inseguendo gli avversari in fuga, li raggiunse fin nell’interno dell’accampamento turco. Sari Hussejn cercò di contrapporre alla carica la sua cavalleria, ma i cavalieri turchi vennero dispersi e calpestati. Il fragore degli zoccoli, il grido dei cavalieri alla carica, le urla dei calpestati andarono a formare un unico frastuono. Fu impossibile respingere quell’attacco. Il sole tramontò dietro i colli, l’aria cominciò a farsi scura, mentre i cavalieri infuriavano impetuosi nell’accampamento, calpestavano gli uomini, abbattevano le tende, distruggevano i recinti, da cui il bestiame fuggiva in massa. Stavano riducendo in polvere una potenza che era venuta a portar guerra all’impero e al cristianesimo.”
L’epilogo narra di una Marysienka, parecchi anni dopo, vedova e non più giovane, che per qualche tempo insegue ancora il successo nell’alta società. Si trasferisce a Roma, dove viene ospitata nel ricco palazzo di Livio Oldescalchi ed ottiene per il padre l’ambito titolo di cardinale. L’anziano Marchese d’Arquien non fa però onore alla sua porpora, dimostrandosi un uomo tutt’altro che integerrimo, in cerca soltanto di piaceri. Marysienka, ormai settantateenne, si risolve quindi ad andare ad abitare in Francia; non sarà però accolta alla corte di Versailles: lontana dai figli, si sentirà una “povera disgraziata”, stimata e amata solo dalla giovane nipote Maria Casimira.
(Gregorio Curto_23-11—2019)

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