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La spada e la scimitarra / Simon Scarrow
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SCARROW, Simon

La spada e la scimitarra / Simon Scarrow

Roma : Newton Compton, 2015

Abstract: 1565: l'isola di Malta è un avamposto di cruciale importanza, fondamentale crocevia tra i Paesi cristiani, governati dalle grandi dinastie reali, e l'Impero ottomano che, in continua espansione, sta arrivando a minacciare l'Europa. I cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, proposti alla difesa dell'isola, da anni ingaggiano una lotta mortale contro la flotta turca impegnata a estendere il suo dominio su tutto il Mediterraneo. Tra le file cristiane, un astuto e leale veterano inglese, sir Thomas Barrett, è animato dal ferreo proposito di preservare il proprio Ordine dalla devastante avanzata ottomana. Seguendo un comando impartito della regina d'Inghilterra, Barrett dovrà recuperare una pergamena che custodisce un segreto in grado di minacciare il regno stesso di Sua Maestà. Il cavaliere, per riuscire nella missione, dovrà confrontarsi con il suo doloroso passato e un mistero che da anni è rimasto nascosto, mentre al largo delle coste di Malta cominciano ad affacciarsi innumerevoli vele turche...

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Utente 26700
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Appassiona sempre più, mano a mano che si procede nella lettura, il romanzo storico La scimitarra e la spada, ambientato nei mari e sulle coste del Mediterraneo, nella seconda metà del XVI secolo. La vicenda ha per protagonista Benedetto, un cristiano fatto prigioniero da pirati musulmani, quando la nave sulla quale viaggiava, la Padrona dei due mari, viene arrembata e acquisita come bottino. Benedetto confida però di poterla recuperare, quando Dio vorrà, e si ripromette di non lasciare nulla di intentato per raggiungere il suo scopo. Frattanto è però comprato da un ricco e intraprendente musulmano (Siman Rais, detto “Il Vaioloso”), che pure lo tratta con una certa mitezza, avendo notato le rare qualità e competenze di Benedetto, che può serbare la sua fede cristiana. La vicenda arriva ad una svolta quando Benedetto viene ingiustamente accusato di un omicidio. Preso alle strette, per salvare la propria vita, si dichiara convertito all’islamismo, ma non può scampare alla sorte di essere collocato ai remi di una nave, sul cui pennone sventola la bandiera con la mezza luna, sottoposto a condizioni di vita durissime. A seguito di altre rocambolesche vicende torna libero, dopo essersi gettato in mare con la bella Ines, che sottrae alla schiavitù dei Mori e può riconsegnare al padre, un agiato mercante di Messina.
Queste, ed altre vicende che a queste seguono, Benedetto racconta ad un tribunale ecclesiastico, presso il quale deve sostenere la sincerità della propria richiesta di essere riammesso nella Chiesa cattolica: è stato infatti sorpreso ad arrembare, da una nave musulmana, una imbarcazione cristiana con la scimitarra in mano (pronto – all’apparenza – a far strage di chiunque gli si parasse innanzi) e si è dichiarato di fede cattolica solo quando gli avversari lo avevano ormai circondato, senza dargli scampo. Il processo si prolunga per diversi giorni, tra il racconto avvincente e a tratti commovente di Benedetto, le più rare ma assai dure parole del canonico che lo accusa, la più equilibrata, paziente posizione del Vescovo, al quale spetta giudicare il caso. Convinto della sincerità di Benedetto e della giustificazione che questi porta per difendersi dall’accusa che gli viene mossa, ma ritenendo la prova poco credibile per convincere l’accusatore, il Vescovo conclude il processo concedendo a Benedetto la possibilità di riscattarsi arruolandosi come rematore in una delle navi che affronteranno la flotta musulmana nell’epico scontro che passerà alla storia come la battaglia di Lepanto del 1571.
Il romanzo si fa da qui sempre più avvincente, mettendo in luce le abilità e i nobili sentimenti di Benedetto, che cava dagli impicci più di una vola il comito della nave sulla quale viaggia, ottenendo di essere sottratto ai remi e di assumere l’incarico di capocannoniere. Le vicende belliche si intrecciano poi con quelle della vita affettiva dei personaggi; Benedetto infatti porta in salvo una seconda volta Ines e, mentre la flotta cristiana si sta raccogliendo a Messina, trova il modo di trar fuori dai guai il padre di una sua amica, finito in carcere per debiti. Gli ultimi capitoli del romanzo narrano la preparazione e lo svolgimento della memorabile battaglia di Lepanto: il raccogliersi della flotta cristiana, costituitasi per iniziativa del Santo Padre, al comando del giovanissimo don Giovanni d’Austria; le tensioni (e le riconciliazioni) che coinvolgono gli altri comandanti (specialmente il veneziano, anziano Venier) e i marinai, non di rado indisciplinati; la preparazione della strategia bellica e lo scontro divenuto incandescente negli arrembaggi, specialmente quello che aggancia le due ammiraglie, la Real e la Sultana. Lepanto è per la cristianità un grande trionfo e costituisce l’inizio di una nuova avventura, pacifica, appagante, per Benedetto, che può riconquistare, predandola ai nemici, la nave Capitana di Roma (sulla quale era stato fatto prigioniero dei musulmani) ed avere ricambiato l’affetto che nutre per Ines.
La scimitarra e la spada è appassionante, ricco di una terminologia rigorosa (che riguarda ad esempio il lessico marinaresco e i cibi consumati dai protagonisti), puntualmente documentato nei riferimenti storici, a volte segnalati in nota. Apprezzabili, specialmente negli ultimi capitoli, le citazioni dalle fonti, inserite “virgolettate” nel fluire della narrazione, come accade – a battaglia terminata – nel racconto del ritorno trionfale nel porto di Messina: “La mattina seguente uscirono tutte le galee dal porto e con gli stendardi e le bandiere fecero l’entrata con bellissimo ordine ripartite in due corni, che tenevano in mezzo la general del sig. Giovanni e la general del sig. marcantonio Colonna, strascinando sua altezza la general de’ Turchi e le altre galee nemiche per la poppa con le antenne riverse e con le loro bandiere in acqua e con l’entrar del porto fecero una bellissima salva d’artiglieria. Dopo questo la Real, insieme con quella del sig. Marcantonio , si ritirò verso Porto Reale dove smontati a terra furono ricevuti molto allegramente e accompagnati processionalmente fino alla chiesa maggiore della città dove sii celebrò la Messa in detta chiesa del reverendissimo Arcivescovo, poi si cantò il Te Deum laudamus con grandissima solennità, la qual finita don Giovanni se n’andò a palazzo accompagnato da tutta la nobiltà”.
(Gregorio Curto_03-01-2020)

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