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Il miracolo della speranza : il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan apostolo di pace / Andre Nguyen Van Chau
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NGUYEN VAN THUAN, Andre

Il miracolo della speranza : il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan apostolo di pace / Andre Nguyen Van Chau

Cinisello Balsamo : San Paolo, 2004

Abstract: Il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan (1928-2002) è stato per lungo tempo una figura carismatica per i vietnamiti in lotta per l'indipendenza. Perseguitato dal governo comunista, trascorse tredici anni in carcere e al confino per la sua fede e per la sua attività pastorale. Rimesso in libertà, fu costretto a lasciare il paese e a rifugiarsi in Vaticano. Qui divenne testimone della speranza e fu nominato cardinale. Il volume è un resoconto della vita e dell'opera di Van Thuan, scritto da un amico di lunga data. Van Thuan è sopravvissuto a un incubo della storia umana e lo ha trasformato in un sogno per il futuro della Chiesa e dell'umanità. Una storia incredibilmente complessa, un messaggio incredibilmente semplice: la viva speranza di una persona può cambiare il mondo (Helen Prejean, autrice di Dead Man Walking) André Nguyen Van Chau è nato a Hue, nel Vietnam centrale. Dopo aver conseguito un dottorato in lettere alla Sorbona, a Parigi, ha insegnato letteratura e scrittura creativa in diverse università del Vietnam per 12 anni. Dal 1975 ha lavorato a favore di migranti e profughi nel mondo per 25 anni, dieci dei quali come capo della Commissione cattolica internazionale delle migrazioni, la cui sede centrale è a Ginevra, in Svizzera.

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   Intrecciata alla storia del Vietnam e in gran parte in un Paese travagliato da cambiamenti epocali e vertiginosi, si svolge la vita di Francois-Xavier Nguyen Van Thuan, che il volume scritto da Van Chau ci presenta con ampiezza (prendendo le mosse dagli antenati – cristiani perseguitati – del biografato) e con dovizia di particolari. Francois-Xavier nasce il 17 aprile del 1928 in un sobborgo della città di Hue, nel Vietnam centrale. A tredici anni entra in seminario, sostenuto dalla solida fede testimoniatagli dai suoi genitori e da altri illustri personaggi della famiglia. L’amore per la sua terra e il suo popolo è un altro elemento fondamentale che Van Thuan assimila da genitori, nonni e zii, alcuni dei quali (specialmente gli zii Diem e Cam) assumono cariche di grande prestigio e responsabilità, che – negli anni della guerra civile e dell’avvento del comunismo – costeranno loro persecuzioni ed anche il sacrificio della vita.
   Francois-Xavier porta avanti i suoi studi (prima ad An Ninh nel seminario minore, poi a Hue in quello maggiore) avendo poche occasioni di tornare a casa e rincontrare i suoi familiari; partecipa tuttavia intensamente a quelle che sono le vicende dei suoi congiunti e si interessa costantemente alla situazione politica del Vietnam, che passa in pochi anni dalla condizione di colonia francese a quella di terra devastata dalla guerra civile nella quale intervengono le forze armate statunitensi, a Paese governato dai comunisti chiamati comunemente Vietcong.
   Per quanto riguarda le tappe del suo ministero e gli incarichi che gli vengono affidati, viene ordinato sacerdote nel 1953 e si reca quindi a Roma alcuni mesi a studiare alla Pontificia Università Urbaniana; nel 1960 viene nominato rettore del seminario minore dove egli stesso aveva studiato, nel 1967 vescovo di Nha Trang, carica che gli consente in pochi anni di incrementare i seminaristi della sua diocesi e di ordinare un gran numero di sacerdoti, con una “politica ecclesiale” che si rivelerà di grande utilità nell’immediatamente seguente periodo di persecuzione della Chiesa.
   Divenuto nel 1975 vescovo ausiliare di Saigon (e destinato a divenire successore del vescovo allora in carica) Van Thuan si adopera anche per una missione umanitaria di soccorso alle popolazioni flagellate dalla guerra. Poco dopo viene arrestato ed iniziano per lui lunghi anni di confino o di domicilio coatto, alternati a periodi di detenzione in condizioni durissime: isolamento assoluto, spazi angusti, cibo scarso e sporcizia, ambienti malsani e bui. Francois-Xavier affronta ogni situazione con grande coraggio, ma il suo biografo (certo per averne ascoltato il racconto direttamente dal protagonista) non nasconde che il Vescovo arriva quasi allo sfinimento delle forze fisiche e alla perdita della lucidità necessaria per pregare. Negli spazi che a tratti gli lasciano i suoi persecutori (come accade ad esempio durante gli arresti domiciliari prima nella parrocchia di Cay Vong, quindi a Giang Xa) Van Thieu riesce non di meno ad essere un testimone della fede cristiana ed un apostolo. Scrive sul retro di vecchi foglietti di calendario i diversi capitoli di quello che diventerà un libro pubblicato all’insaputa e a dispetto delle autorità civili (Il cammino della speranza), raccoglie a sé numerosi fedeli che può periodicamente incontrare e confortare, riesce persino a toccare il cuore degli agenti incaricati di sorvegliarlo.
   La liberazione giunge inaspettata il 21 novembre del 1988, ma Van Thuan non potrà più dimorare nel suo amato Vietnam. Si reca dapprima in Australia per salutare la madre ed altri suoi familiari in esilio, quindi a Roma dove il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, ritenendo imprudente un suo ritorno in patria, gli affida cariche di grande responsabilità (dapprima vice-presidente, poi Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace). Divenuto cardinale nel gennaio del 2001, muore a causa di una rara forma di cancro il 16 settembre 2002.
   La vita di Van Thuan è un vero “cammino della speranza”, come recita il titolo del volume già ricordato. Nella scrupolosità della sua formazione spirituale, nello zelo apostolico, nelle prove della persecuzione e della detenzione, egli ha dato prova di non anteporre nulla all’amore di Cristo amando la sua famiglia, il suo Paese, i fedeli della diocesi, gli uomini (soprattutto poveri e tribolati) del mondo intero, perfino i nemici: tutto questo non senza un itinerario di conversione nel quale è stato guidato anzitutto dalla madre, che prima di lui ha saputo perdonare chi ha perseguitato e ucciso gli amatissimi e integerrimi membri della famiglia, osteggiati dai Vietcong.
(Gregorio Curto - 12-10-2008)

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