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Moby Dick, o, La balena / Herman Melville ; presentazione Geminello Alvi ; prefazione e traduzione Cesare Pavese
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Melville, Herman

Moby Dick, o, La balena / Herman Melville ; presentazione Geminello Alvi ; prefazione e traduzione Cesare Pavese

Milano : Corriere della sera, 2002

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Utente 26700
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Intrecciate alle avventure dei protagonisti della vicenda narrata, l’autore di Moby Dick offre al lettore una miniera di notizie relative alle balene e alla caccia senza regole della quale sono state vittime, al tempo in cui erano ambite specialmente per l’olio che fornivano come combustibile.
L’io narrante Ismaele, giunto a Nantucket, cittadina portuale della costa atlantica degli Stati Uniti, decide di imbarcarsi su una baleniera, dopo aver vissuto altre avventure in mare, su imbarcazioni mercantili. Prima che il Pequod (questo il nome della nave prescelta) prenda il largo, fa conoscenza con il ramponiere Quiqueg, un tipo alquanto strano, al quale tuttavia si trova presto legato da sincera amicizia. Al porto, e poi sul Pequod, compaiono via via gli altri personaggi del romanzo, tra i quali spiccano i tre ufficiali (Strbuck, Stubb e Flask) e sopra tutti il capitano Achab, munito di una vistosa protesi, da quando Moby Dick, la temutissima balena bianca, lo ha privato di una gamba, come ci viene più avanti narrato in un flash back:
Con le sue tre lance sfondate intorno e uomini e remi turbinanti nei gorghi, un capitano, afferrando dalla prora spaccata il coltello della lenza, s’era lanciato sulla balena, come un duellista dell’Arkansas sull’avversario, ciecamente tentando con una lama di sei pollici di raggiungere la vitalità, profonda una tesa, del mostro. Quel capitano era Achab. E fu allora che, passandogli sotto di colpo la sua mandibola falcata, Moby Dick gli aveva falciato la gamba, come un mietitore di uno stelo d’erba in un campo. Nessun turco dal turbante, nessun prezzolato veneziano o maltese avrebbe potuto colpirlo con più apparente malvagità.
Da quel giorno Achab non vive che per ri-incontrare e affrontare nuovamente la balena bianca, certo che l’avrebbe uccisa. Non esita perciò, dopo che la nave ha già preso il largo, a comunicare a tutto l’equipaggio questa sua ferma intenzione, perseguita in modo maniacale. Radunati tutti gli uomini in coperta, mostra loro un doblone incastonato nel legno del Pequod, promettendolo in ricompensa a chi per primo avesse avvistato il mostro. La baleniera si trattiene in mare parecchi mesi, facendo sue diverse prede, con tecniche che vengono meticolosamente descritte dall’autore: le lance che vengono dalla nave calate in mare, perché i ramponieri ritti su di esse possano da distanza ravvicinata colpire la loro preda, le operazioni con le quali la balena uccisa viene issata a fianco della nave, gli accorti interventi per estrarre dai giganti delle onde il prezioso olio, che viene poi raccolto in grossi barili.
Achab si scontra più volte con l’ufficiale Starbuck, che tenta fino all’ultimo di dissuadere il capitano da un’impresa ritenuta folle. Del grande pericolo al quale si va incontro, si prende coscienza specialmente dopo il racconto, appreso dall’equipaggio di diverse baleniere incontrate in mare aperto, della ferocia del mostro e dei danni irreparabili che questo ha recato a diverse latitudini. Achab si mostra però inflessibile. Rinnova infatti la promessa del doblone: dapprima a chi avvisti per primo Moby Dick, poi a chi colpisca e sappia uccidere il mostro, che sarà però lui stesso a ferire, dopo averlo avvistato per primo. La caccia si prolunga per più giorni, ma non ha un esito felice. Moby Dick travolge infatti il Pequod e l’intero equipaggio, causando un naufragio al quale scampa il solo io narrante.
Commoventi alcuni personaggi secondari: tra questi Pip, il marinaio reso folle da una sua caduta in mare durante una caccia e prediletto da Achab, e il capitano della “Rachele”, ansiosamente alla ricerca di un figlio, strappatogli dalle onde durante una recente caccia alla Balena bianca.
Il romanzo è scritto con un periodare ricercato, denso di termini inconsueti, di non immediata comprensione (non solo quelli appartenenti al gergo nautico); si fa tuttavia ben apprezzare dal lettore questa ricercatezza, manifestata anche in periodi densi di citazioni dotte e di similitudini, come nel passo che segue:
A proposito di questi ultimi leviatani, essi hanno due salde roccaforti che, secondo ogni umana probabilità, resteranno per sempre inespugnabili. E come all’invasione delle vallate i frigidi svizzeri si ritiravano sulle montagne, così, cacciate dalle savane e dalle radure dei mari di mezzo, le balene da osso possono infine ricorrere alle loro cittadelle polari e, tuffandosi sotto quelle estreme barriere e pareti vitree, risalire tra i campi e i banchi di ghiaccio e, in un cerchio incantato di eterno dicembre, lanciar la sfida ad ogni inseguimento umano.
(Gregorio Curto_03-05-2020)

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