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Il ritratto di Dorian Gray / Oscar Wilde ; presentazione Giuliano Zincone ; con un saggio di Bernhard Fehr ; traduzione Ugo Dettore
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WILDE, Oscar

Il ritratto di Dorian Gray / Oscar Wilde ; presentazione Giuliano Zincone ; con un saggio di Bernhard Fehr ; traduzione Ugo Dettore

Milano : Corriere della sera, 2002

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Dorian Gray è un giovane bellissimo, poco più che adolescente. Il pittore Basilio Hallward ha appena terminato il quadro nel quale lo ha ritratto con grande maestria, quando si innesca, in un dialogo animato da Lord Enrico Wotton, la scintilla dalla quale scocca il grande incendio che pervade tutto il romanzo. “Sono geloso di tutto ciò la cui bellezza non muore – esclama Dorian, rivolgendosi a Basilio, - sono geloso del ritratto che hai dipinto. Perché dovrà conservare quello che io sono condannato a perdere? Ogni momento che passa ruba qualche cosa a me per darla a quella tela. Oh, se fosse il contrario, se il quadro potesse mutare ed io rimaner sempre quel che sono adesso! Perché lo avete dipinto? Un giorno mi deriderà, mi deriderà senza misericordia!”.
L’impossibile desiderio diviene realtà. La tela viene incorniciata e regalata dal pittore a Dorian, che la custodisce gelosamente, ben nascosta, con il segreto della sua perenne giovinezza, mentre Lord Enrico non cessa di frequentare il giovane Gray e di influenzarlo con le sue spregiudicate filosofie concernenti la bellezza, il piacere e la morale.
Una prima svolta nella vicenda è data dalla comparsa dell’attrice Sibilla Vane, della quale Dorian si innamora, pienamente ricambiato, ma che pianta in asso dopo aver assistito ad uno spettacolo nel quale ella non ha affatto recitato bene. Disperata, Sibilla si toglie la vita, suscitando in Dorian un pentimento e un desiderio di cambiamento che vengono vanificati dalle seducenti parole di Lord Enrico. Inizia così la tragica deriva del protagonista del romanzo che, nello scorrere inesorabile del tempo, si vede - nella vita insulsa dell’alta società - sempre più ammirato per la sua intramontabile bellezza; è però assalito da conflitti e rimorsi, quando si trova a tu per tu con se stesso. Insopportabili si rivelano soprattutto i momenti nei quali Dorian va a rivedere il suo ritratto, che ha collocato in una vecchia mansarda abbandonata e tiene normalmente nascosto da un drappo: il quadro mostra infatti i segni di invecchiamento dai quali è stato preservato il corpo che vi è ritratto e, cosa ancor più angosciante, traccia le angosce e i rimorsi di un’anima infelice e incapace di un cambiamento che pure desidera.
Nel romanzo si susseguono imprevedibili colpi di scena, con pagine che assumono toni da giallo e da noir, specialmente al riapparire e poi scomparire dapprima del pittore Basilio, in seguito di Alan Campbell (uno scienziato amico di Dorian), infine del fratello di Sibilla Vane. Struggenti le pagine nelle quali emerge l’angoscia del protagonista, mentre intorno gli scorre la vita insulsa dell’alta società, alla quale lui stesso – nella sua doppia vita – non manca di partecipare, pur riservandosi ampi spazi di isolamento. “Spesso, tornando da una di quelle misteriose prolungate assenze che suscitavano così strane congetture tra i suoi amici, o che si credevano tali, egli saliva cauto fino alla stanza chiusa, apriva la porta con la chiave che non lasciava mai, e si fermava, con uno specchio in mano, dinanzi al ritratto dipinto da Basilio Hallward, guardando ora il volto perverso e invecchiato della tela, ora quello fresco e giovane che gli sorrideva dal vetro polito. La stessa violenza del contrasto acuiva il suo piacere. Sempre più si innamorava della sua bellezza, con sempre maggiore interesse seguiva il corrompersi della sua anima”. Quando Dorian arriva a macchiarsi di un orrendo crimine, la sua angoscia di Dorian si fa incalzante: “Qual vita sarebbe mai stata la sua se, giorno e notte, le ombre del suo delitto dovevano spiarlo da angoli silenziosi, deriderlo da segreti nascondigli, mormorargli all’orecchio durante una festa, svegliarlo dal sonno con dita di ghiaccio! Appena questo pensiero gli scivolò nel cervello, egli divenne pallido di paura e l’aria gli parve divenire improvvisamente fredda… Su dal buio abisso del tempo, terribile, fasciata di scarlatto, sorgeva l’immagine del suo peccato”. Cupe e minacciose appaiono così a Dorian anche le cose che lo circondano, che si animano in suggestive metafore o similitudini: “La via sembrava non dovesse finir mai, le strade erano come la nera tela di un ragno mostruoso. La monotonia non era più sopportabile; quando la nebbia cominciò a infittire, egli si sentì preso dallo spavento”.
In questo travaglio vive il protagonista del romanzo fino all’ultima sequenza della vicenda, che non sveleremo, per non togliere al lettore la sorpresa di venirla a conoscere da sé, al termine della lettura.
(Gregorio Curto_06-06-2020)

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