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Verso l'assoluto : Pier Giorgio Frassati / Primo Soldi ; presentazione di Roger Etchegaray ; prefazione di Paul Joseph Cordes
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SOLDI, Primo

Verso l'assoluto : Pier Giorgio Frassati / Primo Soldi ; presentazione di Roger Etchegaray ; prefazione di Paul Joseph Cordes

Milano : Jaca Book, 1996

Abstract: Questa nuova edizione del volume su Pier Giorgio Frassati (1901-1925), beatificato il 20 maggio 1990, propone un aggiornamento della prima edizione, con una più ampia bibliografia, con un repertorio dei discorsi in cui Giovanni Paolo II si rifà alla sua figura, un'intervista con un gruppo di giovani che, sull'esempio di Frassati, hanno fondato a loro volta la Compagnia dei tipi loschi.

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È a Cracovia, il 27 marzo 1977, che un cardinale polacco (qualche anno dopo eletto a guidare la Chiesa universale) rivolge ai giovani universitari inaspettate parole, con le quali fa conoscere Pier Giorgio Frassati, un giovane italiano che indica come esempio da seguire. "Pier Giorgio Frassati - proclama Karol Wojtyla - può essere considerato, seppure non ancora salito agli altari, come un patrono, la guida spirituale della gioventù accademica, anche di quella dell'attuale generazione… Lui era preso a modello da quanti salivano sulle montagne per scalarle oppure facevano escursioni invernali sugli sci; al tempo stesso era sorprendente la sua sensibilità verso l'uomo povero, verso i bisognosi, i malati. Forse questo è un appello particolare, una sfida al clima della nostra generazione e dei nostri tempi, minacciati dall'insensibilità".
Il libro di Primo Soldi, intitolato Verso l'assoluto, ci offre un quadro molto nitido della personalità di Pier Giorgio, del suo stile di vita, delle ragioni che animavano ogni suo gesto. Veniamo a conoscere un giovane attivo e responsabile, aperto e sempre lieto, inserito in una famiglia dove pure non mancavano i problemi e in una società che proprio in quegli anni andava corrompendosi per l'affermarsi del fascismo e del nazismo. I Frassati vivono a Torino; sono una famiglia benestante: il padre è senatore del Regno d'Italia e direttore del quotidiano La Stampa, ma non ha una serena vita coniugale né un rapporto di confidenza e di piena sintonia col figlio. Pier Giorgio vive così la sua fede in buona armonia con la sorella Luciana, ma distaccato dai genitori, che non lo comprendono né lo conoscono a sufficienza. Si sottomette così alle regole della famiglia, dando anche in casa la sua composta testimonianza di creatura rigenerata dalla fede; mentre è un vero vulcano nei molti altri ambienti che frequenta: i compagni di studi, gli amici con i quali condivide la passione per la montagna e il tempo libero, i vari circoli sociali, culturali e politici, i poveri che assiste non solo come membro della San Vincenzo, ma anche personalmente e segretamente, con denaro che proviene sempre dalla parsimoniosa amministrazione del poco di cui dispone, mai dalle ricchezze della sua agiata famiglia borghese.
Nel libro di Primo Soldi risaltano alcuni episodi, esemplificativi della testimonianza che Pier Giorgio ha saputo dare nei diversi ambienti che ha frequentato, mostrando sempre una grande apertura di vedute e una insuperabile magnanimità. Commovente a questo proposito il ricordo della signora Costa: "Ero ammalata con tre bambini; da poco era morto mio marito. È venuto in casa nostra e si è preso cura dei bambini. Entrava con grande rispetto, salutava e stringeva la mano a tutti, dalla piccola Teresina fino alla nonna. Un giorno mi chiese perché non mettevo Teresina all'asilo; gli risposi che non avevo i mezzi: ci pensò lui, le comprò il grembiule e le scarpette, la mise all'asilo e poi andava sempre a chiedere informazioni alle suore perché la bambina aveva poca salute. Quando veniva a casa mia, Teresina gli faceva mille feste…".
Discreto e pacato in certi ambienti, Pier Giorgio sapeva all'occorrenza infiammarsi in altri contesti. Poiché gli è da subito chiaro quale piaga sia il fascismo per la società tutta, non esita a prenderne le distanze in modo netto, pubblicamente. Dopo la visita a Torino di Mussolini, avendo il Presidente del circolo Cesare Balbo deciso di accogliere il duce esponendo il tricolore, Pier Giorgio ne rimane indignato e immediatamente comunica le sue dimissioni da membro del circolo con "una lettera che è un capolavoro di intelligenza e di giudizio storico, oltre che dell'assoluta franchezza che gli era abituale". Scrive infatti: "Sono veramente indignato perché hai esposto la bandiera, che tante volte, benché indegno, ho portato nei cortei religiosi, per rendere omaggio a colui che disfa le Opere pie, che non mette freno ai fascisti e lascia uccidere i Ministri di Dio come Don Minzoni e permette che si facciano altre porcherie e cerca di coprire questi misfatti col mettere il Crocifisso nelle scuole ecc…". Poco dopo, il 22 giugno del 1922, casa Frassati è visitata da una teppaglia fascista, alla quale Pier Giorgio crede bene far fronte non solo con parole, ma anche con gesti "infuocati". Racconta lui stesso il giorno seguente, scrivendo all'amico Tonino Villani: "Eravamo tranquillamente a tavola ed erano le 13 meno un quarto quando si sentì suonare alla porta. Mariscia corse a vedere e vide dalla finestra un giovane abbastanza bene vestito" che, saputo che non era in casa il senatore, entrò con altri cinque suoi compagni. "Al primo momento - prosegue la lettera - ho pensato a dei ladri… ma poi… mi precipitai su quel farabutto e al grido di mascalzoni, vigliacchi ed assassini gli assestai un pugno. Coraggiosamente appena i lestofanti sentirono la voce di un uomo presero la porta di casa e fuggirono precipitosamente inseguiti da me e da Italo".
La poliomielite fulminante stronca la vita di Pier Giorgio in pochissimi giorni, quando è ormai a sole poche settimane dal "traguardo volante" della laurea in ingegneria mineraria, dopo la quale avrebbe voluto dedicarsi ad una professione che alleviasse le sofferenze dei minatori. Ma già il laureando aveva dichiarato di rinunciare a questo progetto, per non deludere il padre che lo desiderava suo successore nell'amministrazione del quotidiano La Stampa. Con un sacrificio ancora più grande aveva pure rinunciato al proposito di un fidanzamento e di una successiva vita coniugale con Laura Hidalgo, una giovane che, come gli suggerisce la sorella Luciana "non sarebbe mai stata accettata in casa Frassati". Ma anche questa circostanza avversa è abbracciata da Pier Giorgio come l'opportunità che lo proietta all'intuizione di un amore verginale, cioè totalmente gratuito e spalancato a tutti. Il malessere di Pier Giorgio inizia a manifestarsi il 29 giugno del 1925. Si sente debole, ma non rinuncia ad alzarsi e ad uscire di casa fino a quando le forze non lo abbandonano totalmente. Si pensa dapprima ad una semplice influenza; sono i medesimi giorni nei quali si spegne l'anziana nonna, circondata dall'attenzione di tutti i familiari, compreso il nipote gravemente ammalato, che nel trambusto di quei giorni viene lasciato solo. Giovedì 2 luglio la mamma dice a Pier Giorgio: "Domani sarà il giorno dei funerali della nonna e tu mi mancherai. Nemmeno a farlo apposta, tu Pier Giorgio manchi sempre quando ho bisogno di te". Soltanto venerdì 3 luglio il medico pronuncia la triste terribile diagnosi. Il giorno seguente viene amministrato a Pier Giorgio l'Olio Santo, poco prima che esali l'ultimo respiro.
Ai funerali una gran folla gremisce la chiesa: ci sono tante autorità e protagonisti della vita politica italiana, intervenuti non solo per solidarietà all'anziano senatore, ma anche per la stima riconosciuta al giovanissimo defunto; ci sono anche molti compagni e amici accanto a poveri ai più sconosciuti (ma il conosceva bene Pier Giorgio), cattolici ferventi insieme a non praticanti e ad individui di ben altre convinzioni nell'ambito della politica e della religione. Le attestazioni di stima rilasciate in quel frangente sono unanimi, come quella di Filippo Turati, che scrive: "Era veramente un uomo, Pier Giorgio Frassati. Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente stupore anche chi non condivideva la sua fede… Questo giovane laureando in ingegneria… aveva l'occhio sereno e dolce dell'uomo che si sente accoratamente fratello agli altri uomini, ai più miseri ed infelici…".
Il 20 maggio 1990 Giovanni Paolo II beatifica Pier Giorgio Frassati. Al cospetto dell'arazzo che ritrae un giovane alpinista in vetta a una montagna, una folla sterminata, tra la quale risaltano molti giovani italiani e polacchi, ascolta commossa le parole del Santo Padre: "Ad uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno e pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l'originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che ci spinge all'imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l'adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell'arte, la passione per lo sport e per la montagna, l'attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l'Assoluto. Tutta immersa nel Mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena".
(Gregorio Curto_31-08-2020)

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