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Un avvenimento nella vita dell'uomo
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Giussani, Luigi

Un avvenimento nella vita dell'uomo

Milano : Bur, 2020

Abstract: Un avvenimento nella vita dell'uomo (1991-1993) è il quarto volume della serie BUR Cristianesimo alla prova, che raccoglie le lezioni e i dialoghi di don Giussani durante gli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione. In questo volume il fondatore di CL sottolinea con forza la natura del cristianesimo: l'avvenimento di Dio che si fa carne, diventa uomo, e irrompe così nell'esistenza storica e concreta dell'uomo. In questo modo si può comprendere la portata che il cristianesimo ha nella vita umana, anche in un'epoca di profonda confusione e solitudine - dominata da un pervasivo nichilismo esistenziale - come la nostra, di cui l'Autore profeticamente coglie molti tratti specifici. In tale contesto, l'avvenimento di Cristo si propone come novità che raggiunge gli uomini e le donne del nostro tempo attraverso un incontro umano che illumina e cambia radicalmente la vita, trasformandola in un'esperienza di irriducibile positività e in ultima istanza di gioia. [chiudi]

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“Gioia: questa è la grande parola che Cristo ha introdotto nel mondo e che solo nell’esperienza cristiana è possibile. Non è possibile altrimenti la gioia, se non nell’esperienza del rapporto con Cristo, nella vita vissuta alla luce di Cristo”. Così esortava don Giussani i numerosissimi convenuti a Rimini per gli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e liberazione nel maggio 1992.
Il volume Un avvenimento nelle vita dell’uomo raccoglie le meditazioni tenute dal sacerdote lombardo agli annuali appuntamenti degli Esercizi della Fraternità tra il 1991 e il 1993: parole che vanno sempre al cuore di chi ascolta e suggeriscono un costante confronto con la vita. Così la parola “gioia” che – come è affermato negli esercizi del 1991 impostati sull’enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II, - “sta alla fine di ogni discorso cristiano” perché è l’esito di una promessa “per il cui mantenimento tutto è fatto”. Ma la gioia è già un bene del presente, che nasce da un incontro, possibile agli uomini di ogni tempo esattamente come lo fu per i discepoli che si imbatterono con Gesù di Nazaret per le strade della Galilea al tempo dell’imperatore Tiberio.
“Gesù Cristo, quell’uomo di duemila anni fa, si cela, diventando presente, sotto la tenda, cioè sotto l’aspetto di una umanità diversa. L’incontro, l’impatto è con una umanità diversa che ci sorprende, perché corrisponde alle esigenze strutturali del cuore più di qualsiasi modalità del nostro pensiero e della nostra fantasia. Non ce lo aspettavamo, non ce lo saremmo mai sognato, era impossibile, non è reperibile altrove. La diversità umana in cui Cristo diventa presente sta propriamente nella maggior corrispondenza, nell’impensabile e impensata maggior corrispondenza di questa sua umanità, in cui ci imbattiamo, alle esigenze del cuore, alle esigenze della ragione. L’avvenimento è questa sua umanità diversa in cui ci imbattiamo”.
È quindi l’incontro con questa umanità diversa che genera gioia, dando inizio a un cammino di conversione che non può prescindere dal riconoscersi peccatori. È infatti proprio alla nostra debolezza che Cristo viene incontro. “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” – ricorda don Giussani citando i Vangeli sinottici. “Siamo qui perché riconosciamo innanzitutto questa verità: siamo peccatori… e per questo non è mai compiuto l’atto che svolgiamo e realizziamo con chiunque: con chi amiamo, con chi ci è estraneo, con chi ci è nemico, con chi è presente, con chi è lontano, guardando il cielo o guardando la campagna, il mattino o la sera, alzandoci o coricandoci”.
Negli Esercizi del 1992, che hanno come titolo Dare la propria vita per l’opera di un Altro, don Giussani si sofferma, tra gli altri, sul tema della conversione e della “creatura nuova”, tratto distintivo della quale è l’amore. “È una novità critica di mente ed è una novità affettiva quella che caratterizza il soggetto nuovo: c’è in esso una capacità di amore, perciò di gratuità, di affermazione dell’altro, normalmente impossibile. Amare è affermare l’altro. Affermare è il termine dell’azione e l’azione è il fenomeno con cui l’io afferma se stesso; benissimo, qui per affermare me stesso affermo te: questo è l’amore, un’affettività nuova”.
Gli Esercizi del 1993 hanno come titolo un verso ripreso dalla Divina Commedia: Questa cara gioia, sopra la quale ogni virtù si fonda. Dalla gioia dell’incontro con Gesù di Nazaret, presente oggi nella Chiesa, nasce quella gioia che diventa amore, cioè affermazione dell’altro, fino alla gratuità totale. “Ci sono delle virtù – così un passaggio della assemblea seguita ad una delle meditazioni – che solo nell’ambito cristiano sono possibili: al di sopra di tutto la gratuità. Per un atto di gratuità totale occorre veramente avere la coscienza pura della fede e amare il Signore, altrimenti la gratuità non è possibile. La gratuità diventa un ingrediente nell’amore alla donna, nell’amore all’uomo, nell’amore all’estraneo, di fronte al bisogno dell’uomo fratello”.
Chiare e liberanti anche le parole sull’autorità, fattore essenziale della vita comunitaria, considerata nella sua giusta funzione di servizio, in armonia con l’autorevolezza che lo Spirito suscita dove meglio crede. “La nostra compagnia… il Signore non la anima solo con la presenza dell’autorità, che custodisce la strada esatta per cui il popolo tutto deve passare, per cui la nostra anima deve lavorare; la nostra compagnia è carica di ricchezza, ognuno di noi, se guardato con gli occhi della fede, ha una autorevolezza sull’altro data da una capacità di esempio, di pazienza, di affezione, di perdono, da una capacità di parola buona, da una saggezza, da una capacità di discrezione”.
(Gregorio Curto_19-09-2020)

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