Monza S. Rocco

Monza S. Rocco

Intervista a Ilaria Tuti

 

IN ATTESA DI LEGGERE IL SUO ULTIMO LIBRO, VI PROPONIAMO UN'INTERVISTA CHE ILARIA HA RILASCIATO ALLA NOSTRA BIBLIOTECA, RINGRAZIANDOLA ANCORA UNA VOLTA PER LA DISPONIBILITA' E LA GENTILEZZA

 

1 Noi siamo bibliotecari, quindi la prima domanda è quasi obbligata: tre
libri che hanno segnato la tua storia di lettrice

Le notti di Salem, Stephen King: il primo libro dal quale non sono riuscita a staccarmi fino alla fine. La scena in cui King descrive il sole ritirarsi al tramonto sul cimitero da cui si intravede casa Marsten è qualcosa di epico e irraggiungibile. Se questo è un uomo, Primo Levi: l’importanza della memoria, della testimonianza storica, ma anche un uso della lingua straordinario, una chiarezza di pensiero che appartiene solo ai grandi. Accabadora, Michela Murgia: i temi a me cari della memoria personale, delle origini e dell’appartenenza alla propria terra, ma anche quelli dell’infanzia e della perdita, del femminino sacro declinato nella figura della donna che si occupa tanto della vita quanto della morte, e accompagna fino all’ultima soglia – una chiave di lettura antropologica che rasenta l’arcaico e l’arcano.



2 Tra i pittori e gli artisti, quali sono per te i più narrativi, che
attraverso le loro opere ti suggeriscono delle storie

Caravaggio mi parla e mi ispira continuamente con la forza e la consistenza carnale dei suoi corpi, con la luce che si schianta sui muscoli e li lambisce, con le ombre da cui i personaggi affiorano e si offrono allo sguardo. Tutte emozioni e particolarità che ritrovo anche nelle opere di Artemisia Gentileschi. Klimt è la poesia magica che ha invece la consistenza del sogno, ma anche le forme sinuose e a volte dolorose della vita terrena. Ha dipinto con i colori e la lucentezza di un tesoro. Olga Suvorova ritrae personaggi femminili di grande mistero, donne antiche e straordinariamente moderne allo stesso tempo. Donne che sembrano avere molto da dire, anche solo con lo sguardo. Amo molto anche la fotografia. Per descrive il ritratto della Ninfa dormiente, nell’omonimo romanzo, mi sono ispirata a uno scatto di Zhang Jingna. 



3 Raccontaci il tuo metodo di lavoro: sei sistematica o istintiva (ti
lasci coinvolgere dall’ispirazione del momento), oppure il metodo cambia
a seconda del tipo di storia che racconti

Entrambe le cose, istinto e organizzazione. L’istinto fa nascere l’idea, spinge l’ispirazione, lavora anche a livello inconscio sulle immagini che affiorano in superficie, sulle sfumature da dare alla storia. Successivamente, per me è necessario organizzare tutto in una scaletta che, capitolo dopo capitolo, mi faccia vedere chiaramente la struttura portante del romanzo. Quando capisco che la struttura è solida e regge, allora rientrano in campo l’istinto, la passione, l’estro creativo. Mi sento libera di emozionarmi con le parole, le lascio fluire, perché so che non devo preoccuparmi di nient’altro. È un metodo ormai collaudato che mi permette di avere tutto sotto controllo e allo stesso tempo di non togliere nulla all’ispirazione.



4 Hai sperimentato sia il linguaggio pittorico che quello della
scrittura; hai mai pensato di unirli in un unico prodotto espressivo
come ad esempio una graphic novel?

È uscito di recente un graphic novel intitolato La bambina pagana (Round Robin editrice) ispirato al mio racconto omonimo con cui vinsi nel 2014 il Premio Gran Giallo Città di Cattolica. I disegni sono di Ivano Granato, ma è stata comunque un’esperienza emozionante vedere le mie parole tradotte in immagini. Chissà, magari la prossima volta mi cimenteròanche con le illustrazioni. In realtà, non ho mai abbandonato del tutto il disegno e ancora adesso, quando penso a una nuova storia, l’istinto mi porta per prima cosa a disegnare - magari un personaggio, un’immagine simbolica, una possibile copertina…