Due arcobaleni nel cielo di Milano
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Pisapia, Giuliano - Rolando, Stefano - Rolando Stefano - De Bortoli Ferruccio

Due arcobaleni nel cielo di Milano

Abstract: Dall'1 giugno 2011 Giuliano Pisapia – avvocato penalista, per dieci anni parlamentare della sinistra, outsider non iscritto a partiti, vincitore delle "primarie" nel centro-sinistra – è il sindaco di Milano. Pochi a prevederlo, ha staccato di dieci punti il sindaco uscente Letizia Moratti sostenuta dal governo Berlusconi e da un budget elettorale dieci volte superiore. Nelle sue biografie ufficiali l'essenziale: due lauree, educatore al Beccaria, operaio in un'industria chimica, impiegato in banca. Poi a trent'anni – sulle orme del padre, professore e celebre penalista – inizia la carriera di avvocato. Processi importanti. Dice di aver conosciuto ingiustizie e deficit di diritti. Dice anche di avere volontariamente lasciato gli incarichi parlamentari e, concependo la politica come un servizio, di avere immaginato e attuato una "sfida impossibile": riportare il centro-sinistra a Palazzo Marino dopo quasi vent'anni. Centomila cittadini normali, famiglie, biciclette, palloncini arancioni, lo hanno applaudito in piazza del Duomo, dopo una straordinaria campagna elettorale di grande ascolto della città, culminata in un acquazzone violento sulla folla assiepata per il festeggiamento finale. Che, per incanto, ha lasciato il posto – nella notte improvvisamente serena – a due arcobaleni che sono rimasti il simbolo di questa storia. È entrato il primo giorno a Palazzo Marino e ha detto che avrebbe ricevuto i cittadini desiderosi di salutarlo. Se ne sono presentati venticinquemila, in una educata fila che partiva da piazza della Scala. Alla sera, dopo avere stretto la mani a tutti, ha detto ai commessi: "come siamo organizzati qui per spegnere la luce?". Dal giorno dopo l'agenda durissima di un sindaco alle prese con crisi economica e bilancio, con la sfida della buona amministrazione e con alte aspettative della città, con i problemi di revisione del piano regolatore e le difficoltà di attivare la preparazione dell'Expo. Dal giorno dopo il peso dell'attenzione dell'Italia (e non solo) sulle sorti di una città chiave della modernità e della cultura del cambiamento. Questo colloquio – registrato in pause rubate alla prima fase di adattamento – racconta, con distacco e profondità, le radici di un personaggio ormai popolare, l'evoluzione di pensiero di un italiano nato nel primo dopoguerra che non ha smentito la sua appartenenza politica ma ha saputo parlare a tutti, lo sguardo alle prospettive di una metropoli mai stata capitale, il carattere del fare politica in un'epoca in cui la politica pare disgustare la gente.


Titolo e contributi: Due arcobaleni nel cielo di Milano

Pubblicazione: Bompiani, 05/07/2012

EAN: 9788845269370

Data:05-07-2012

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: PDF/EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 05-07-2012

Dall'1 giugno 2011 Giuliano Pisapia – avvocato penalista, per dieci anni parlamentare della sinistra, outsider non iscritto a partiti, vincitore delle "primarie" nel centro-sinistra – è il sindaco di Milano. Pochi a prevederlo, ha staccato di dieci punti il sindaco uscente Letizia Moratti sostenuta dal governo Berlusconi e da un budget elettorale dieci volte superiore. Nelle sue biografie ufficiali l'essenziale: due lauree, educatore al Beccaria, operaio in un'industria chimica, impiegato in banca. Poi a trent'anni – sulle orme del padre, professore e celebre penalista – inizia la carriera di avvocato. Processi importanti. Dice di aver conosciuto ingiustizie e deficit di diritti. Dice anche di avere volontariamente lasciato gli incarichi parlamentari e, concependo la politica come un servizio, di avere immaginato e attuato una "sfida impossibile": riportare il centro-sinistra a Palazzo Marino dopo quasi vent'anni. Centomila cittadini normali, famiglie, biciclette, palloncini arancioni, lo hanno applaudito in piazza del Duomo, dopo una straordinaria campagna elettorale di grande ascolto della città, culminata in un acquazzone violento sulla folla assiepata per il festeggiamento finale. Che, per incanto, ha lasciato il posto – nella notte improvvisamente serena – a due arcobaleni che sono rimasti il simbolo di questa storia. È entrato il primo giorno a Palazzo Marino e ha detto che avrebbe ricevuto i cittadini desiderosi di salutarlo. Se ne sono presentati venticinquemila, in una educata fila che partiva da piazza della Scala. Alla sera, dopo avere stretto la mani a tutti, ha detto ai commessi: "come siamo organizzati qui per spegnere la luce?". Dal giorno dopo l'agenda durissima di un sindaco alle prese con crisi economica e bilancio, con la sfida della buona amministrazione e con alte aspettative della città, con i problemi di revisione del piano regolatore e le difficoltà di attivare la preparazione dell'Expo. Dal giorno dopo il peso dell'attenzione dell'Italia (e non solo) sulle sorti di una città chiave della modernità e della cultura del cambiamento. Questo colloquio – registrato in pause rubate alla prima fase di adattamento – racconta, con distacco e profondità, le radici di un personaggio ormai popolare, l'evoluzione di pensiero di un italiano nato nel primo dopoguerra che non ha smentito la sua appartenenza politica ma ha saputo parlare a tutti, lo sguardo alle prospettive di una metropoli mai stata capitale, il carattere del fare politica in un'epoca in cui la politica pare disgustare la gente.

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